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I Medici: signori di Firenze

27 mar 2021
Tempo di lettura: 8 min

In Italia tra il 1100 e il 1200 assistiamo a intense lotte d’interesse politico, economico e sociale che mettono in discussione nei comuni la figura del podestà. Per riportare pace e sicurezza si ricorse ad un nuovo sistema: il governo della città venne affidato ad un signore. Così facendo, già dalla seconda metà del XIII secolo, molti comuni italiani si erano trasformati in signorie che favorirono l’ingrandimento dei territori comunali, rappresentando così un primo passo verso lo Stato moderno. In alcune grandi signorie si ebbe un’evoluzione verso governi oligarchici delle famiglie più influenti come ad esempio quelle dei Visconti e degli Sforza a Milano, i Gonzaga a Mantova, gli Estensi a Ferrara, i Malatesta a Rimini, i Savoia nel Canavese e i Medici a Firenze. A Firenze, verso la fine del 1400, si assiste allo scontro tra una borghesia produttiva, che basa il successo su prestiti, ad una aristocrazia terriera, la quale per vivere non ha bisogno di lavorare, perché ha grossi terreni da cui ricava rendite.

Nel 1378, a Firenze, vi è il tumulto dei Ciompi che erano i lavoratori della lana, chiamato popolo minuto, lo scontro perdura anche agli inizi del 1400. Il leader della borghesia produttiva sarà Giovanni de’ Medici detto anche Giovanni di Bicci, il quale dette vita alla banca della famiglia de’ Medici, Giovanni, inoltre, acquista molte proprietà nel Mugello, ma sopratutto è lui a fondare il banco de’ Medici a Roma presso il pontefice. Grazie a questo ruolo influente fu invitato a governare nella Signoria di Firenze, così facendo questa famiglia cominciò ad acquisire grande influenza ed avere tanti sostenitori. La banca dei Medici funzionava come una holding moderna. Essa non si occupava solo di prestare soldi a interesse, ma controllava una serie ramificata di attività, che andavano dal commercio della lana a quello dell’allume (importantissimo nella lavorazione dei tessuti perché permetteva di fissare i colori sulla stoffa), dai cavalli ai gioielli, alle spezie e così via. Un’importante decisione strategica fu quella di aprire filiali anche nelle città più importanti come a Venezia, seguita da un’altra a Napoli, a Gaeta e a Ginevra. Venne invece abbandonato l’Oriente e non ci si spinse troppo a nord dell’Europa. I Medici cercavano di farsi clienti nelle classi sociali più alte e prestavano somme consistenti a chi deteneva il potere, personaggi illustri che successivamente diventarono oggetto di ricatti.

L’appoggio anche dei ceti più popolari della città di Firenze fu fondamentale per la famiglia dei Medici, essi se lo seppero guadagnare attraverso una serie di piccole ma significative azioni per esempio organizzando giochi, feste e donazioni di cibo, tutto ciò assicurerà loro l’appoggio dei popolani. I loro dipendenti erano 17, dei quali 5 lavoravano nella sede centrale di Firenze. Uno degli usi più redditizi che i Medici fecero di questa grande liquidità fu quello di finanziare il debito pubblico di Firenze. I guadagni dei Medici erano imponenti e giustificano la convinzione degli storici che fossero la famiglia più ricca d’Europa. Le origini dei Medici sono da ricondurre alla valle del Mugello, a nord di Firenze; la famiglia de’ Medici comprendeva uomini e donne molto astuti, intelligenti e sopratutto ferrati in politica. Il primo documento circa un componente della famiglia Medici a Firenze risale al 1260 e non esiste nessun riferimento al mestiere dei familiari, se fossero veramente "medici" che curassero malattie o magari farmacisti o cerusici (chirurghi) o se il cognome avesse una qualsiasi altra origine. L’attività bancaria di Giovanni, spiana la strada al figlio Cosimo, poi detto il Vecchio, con il quale la famiglia sancisce un dominio effettivo sulla città di Firenze. Nel 1434 Cosimo divenne Gran Maestro, un ruolo di potere non ufficiale per la città di Firenze.

I medici non vennero eletti, ma fecero affidamento sul loro potere finanziario e sul controllo del processo di selezione per gli incarichi di quella che, nel frattempo, era diventata la Repubblica di Firenze, per stabilire il loro dominio. Senza Cosimo, Firenze non sarebbe quella che noi tutti conosciamo ed apprezziamo oggi, fu lui che commissionò a Michelozzo Michelozzi la realizzazione di Palazzo Medici e finanziò artisti come per esempio Brunelleschi (Per il completamento della cupola del Duomo Santa Maria del Fiore, il cuore della città Toscana), Donatello, Lorenzo Ghiberti ed istituzioni come L’Accademia neoplatonica.


Il figlio di Cosimo, Pietro, detto anche il gottoso a causa della malattia che lo affligge, sposa Lucrezia Tornabuoni. Dalla loro unione nascono Giuliano e Lorenzo che possiamo definirli come i veri figli di Cosimo. In sole tre generazioni, i Medici sono passati dall'essere una famiglia ipoteticamente quasi sconosciuta al diventare i signori della città-stato di Firenze. A Firenze nel palazzo Medici Riccardi nella cappella dei Magi è conservata la testimonianza del potere immenso di questa famiglia: l’affresco “il viaggio dei magi” in cui sono rappresentate le tre generazioni mentre sfilano con sfondo delle colline toscane.

Tra i primi cinquant’anni del Quattrocento, l’Italia fu devastata da un lungo periodo di scontri tra le varie città, alcune dei quali divennero anche Stati regionali perché riuscirono a sottomettere centri minori. Nessuna forza però riuscì ad imporsi sull’intera Penisola, bisogna aspettare il 1861 con l’unità d’Italia. Il 9 aprile 1454 venne firmata la pace di Lodi, stipulata tra i principali contendenti ovvero Stato della Chiesa, Firenze, Milano, Venezia, regno di Napoli e ducato di Savoia. Lorenzo de’Medici, che guidava Firenze in quel periodo, ricevette l’appellativo “Il Magnifico” perché si pose come obbiettivo politico di garantire che, in Italia, nessuno Stato potesse acquistare una potenza eccessiva e così facendo rese quei decenni prosperi, ricchi e sereni. Ciò favorì lo sviluppo del Rinascimento italiano. Il Rinascimento nasce a Firenze, città considerata come la sua culla, "Questa provincia par nata per risuscitar le cose morte, come si è visto della

poesia, della pittura e della scultura” è così che Firenze, in quel periodo, viene descritta da Niccolò Machiavelli, scrittore considerato uomo universale come Leonardo da Vinci. Questo periodo è caratterizzato da un'eccezionale fioritura artistica e letteraria, nonché da un più libero sviluppo del pensiero, frutto di una nuova consapevolezza dei mezzi dell'uomo e della sua potenza, infatti si ha una visione antropocentrica (Le opere: il Canzoniere di Petrarca e il Decameron di Boccaccio ne sono un esempio), in cui l’uomo è al centro dell’Universo, che si scontra con la visione teocentrica, in cui è Dio al centro, che si era sviluppata nel Medioevo. Umanisti e Rinascimentali hanno una cultura ancora cristiana, ma danno una nuova lettura della Bibbia, mentre nel Medioevo, condizionato da Chiesa e Impero, tutto ciò che è da sapere è nella Bibbia e negli scritti di Aristotele. Il Rinascimento fu preparato e accompagnato da una tendenza culturale che prende il nome di Umanesimo; tale termine sta ad indicare l’interesse per la letteratura classica. Per l’uomo medioevale la vita spirituale è più importante di quella fisica e per raggiungere la salvezza si trascura la vita terrena, invece per l’uomo rinascimentale la vita è fondata sull’equilibrio tra quella fisica e spirituale (Humanitas). Nascono innumerevoli discipline come ad esempio l’alchimia, che poi nel Settecento diventerà chimica, l’astrologia e la metafisica. Nella letteratura abbiamo una evoluzione dell’Amor Angelico e con Boccaccio la riscoperta della sensualità.

Il potere mediceo è determinante per il Rinascimento e i Signori di Firenze venivano trattati quasi come se fossero dei sovrani degli altri re europei. Lorenzo il Magnifico muore nel 1492, l'anno in cui il mondo cambia per sempre: quello della scoperta delle Americhe, ma per ora Firenze non può averne la percezione. Con la sua morte scompare un uomo che ha segnato il Rinascimento italiano e si aprì a Firenze un’epoca di crisi e ripensamento, dominata dalla figura di Girolamo Savonarola, un frate domenicano che profetizzò sciagure per Firenze e per l’Italia. L'erede di Lorenzo, ovvero il figlio più grande, Piero, detto "lo Sfortunato o il Fatuo", sperperò il restante patrimonio della famiglia e causò il crollo della casata medicea nel 1494. Fortunatamente, il secondo figlio, Giovanni, era diventato cardinale, poi salì al soglio pontificio col nome di papa Leone X e dette nuova vita a Firenze meno di 20 anni dopo. Leone X è anche ricordato per essere il papa che nel 1521 scomunicò per eresia Martin Lutero con la bolla Decet Romanum Pontificem. Martin Luther (1482-1546), nome italianizzato in Martin Lutero, apparteneva ad una famiglia di umili contadini. Dopo essere diventato monaco agostiniano intraprese studi teologici e divenne nel 1513 professore a Wittenberg. Nella continua ricerca di una fede più profonda e sincera presto si scontrò con le autorità della Chiesa.

Lutero, infatti, trovava inammissibile che la remissione della pena per i peccati commessi potesse essere lucrata con il versamento di una somma di denaro, quindi il 31 ottobre del 1517, per sostenere le sue convinzioni, scrisse le 95 tesi invitando la comunità accademica a una discussione sul valore e l'efficacia delle pene e delle indulgenze, come era allora costume corrente nei centri universitari. Appartenente alla famiglia Medici vi è anche Papa Clemente VII, cugino di Leone X, che negò il divorzio ad Enrico VIII d’Inghilterra con Caterina d’Aragona. A quel punto, dopo il rifiuto del pontefice, Enrico VIII introdusse prima l’act of appeals che aboliva il diritto del pontefice ad interferire nelle questioni processuali ecclesiastiche inglesi, poi una nuova legislazione: il cosiddetto atto di Supremazia, in base al quale il re diventava capo supremo della Anglicana Ecclesia ovvero della Chiesa inglese, provocando lo Scisma anglicano. Nel 1537, quando il primo duca di Firenze, Alessandro de' Medici (un cugino) fu assassinato, il ramo "più vecchio" della famiglia si estinse ed il potere passò nelle mani di quello "più giovane", ovvero di quei membri che discendevano da Lorenzo Il Vecchio dando vita al regno di Cosimo I, conosciuto anche come Cosimo il Grande. Cosimo I fu il secondo duca di Firenze e il primo granduca di Toscana, la sua nomina fu accettata e ratificata da Carlo V,

l’imperatore che regnò su un impero sul quale, come amava ripetere egli stesso, non tramontava mai il sole: il Sacro romano impero. La famiglia de’ Medici conta anche due regine consorti di Francia: Caterina de' Medici, l’ultima discendente diretta del Magnifico, che si sposò con il secondogenito di Francesco I, Enrico, il quale sarebbe diventato Re di Francia con il nome di Enrico II e Maria, figlia del Granduca Francesco I de' Medici e nonna di Luigi XIV, il Re Sole. Ricordiamo anche Lucrezia Tornabuoni, madre di Lorenzo il Magnifico e Maria Salviati, madre di Cosimo I; tutte le donne della famiglia Medici hanno avuto grande importanza pur non essendo state sempre in primo piano, del resto si dice che “Un grande uomo ha sempre vicino una grande donna”. La fama della famiglia Medici nel mondo, ancora oggi, è dovuta alla promozione della vita artistica, culturale, spirituale e scientifica del loro tempo. Le loro collezioni d'arte, preziosi libri e manoscritti si sono conservate integre fino ai giorni nostri e sono alla base del patrimonio di molte delle più importanti istituzioni culturali di Firenze e, dunque, italiane. Anche oggi ci sono famiglie importanti in Italia e nel mondo che possono investire nella ricerca, nell’arte e in tanto altro ancora grazie alle loro ricchezze. La famiglia Medici si colloca tra il tardo medioevo e il Rinascimento, periodo storico ricco di avvenimenti e personaggi che avrebbero cambiato il corso della Storia per sempre: la peste nera, la fine della guerra dei cent’anni, Giovanna d’Arco, la stampa della prima Bibbia con caratteri mobili, guerra delle due rose in Inghilterra, scoperta dell’America, Martin Lutero, Carlo V e molti altri.




“Quant’è bella giovinezza che si fugge tuttavia!

Chi vuole esser lieto, sia, di doman non c’è certezza.

Quest’è Bacco e Arïanna, belli, e l’un dell’altro ardenti;

perché ’l tempo fugge e inganna, sempre insieme stan contenti. [...]” (Il trionfo di Bacco e Arianna di Lorenzo il Magnifico, 1490.)



-CLARE

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