Recensione: la bambina che amava Tom Gordon
Aggiornamento: 7 gen 2021
"Il mondo aveva i denti e in qualsiasi momento ti poteva morsicare"

Titolo: La bambina che amava Tom Gordon
Autore: Stephen King
Genere: Romanzo Horror
Pagine: 320
Uscita: 1999
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Trama:"Il mondo aveva i denti e in qualsiasi momento ti poteva morsicare". Questo Trisha McFarland scoprì a nove anni. Alle dieci di una mattina di giugno era sul sedile posteriore della Dodge Caravan di sua madre con addosso la sua maglietta blu dei Red Sox (quella che ha 36 Gordon sulla schiena) a giocare con Mona, la sua bambola. Alle dieci e mezzo era persa nel bosco. Alle undici cercava di non essere terrorizzata, cercava di non pensare: 'Questa è una cosa seria, questa è una cosa molto seria'. Cercava di non pensare che certe volte a perdersi nel bosco ci si poteva fare anche molto male. Certe volte si moriva.

Questa è la frase che rappresenta un po tutto il libro.
Stephen King ci racconta di Trisha che nove anni parte con la madre e il fratello per una gita dentro una foresta. Ha portato la merenda, da bere, l’anti-zanzare e il suo prezioso walkman. Stanca dei litigi dei suoi due compagni di viaggio si ferma a fare pipì. Poi decide che non c'è niente di male se prende una scorciatoia. Solo che quella foresta, come solo negli Stati Uniti ce ne possono essere: così vicina alla città, ma allo stesso tempo così pericolosa, la ingoia.
Non solo la bambina di 9 anni dovrà affrontare giorni e notti nel bosco munita solo di pochissime provviste e delle cuffie per ascoltare le partite del suo eroe, ma dovrà tener conto di tutti i disagi del caso ma soprattutto della "cosa" che dopo poco tempo dal momento in cui si perde, inizia a seguirla, osservarla e che lascia vari segnali della sua incessante presenza.
Devo dire che il libro nel suo insieme è carino, anche se la parte centrale secondo me è un po pesante e a tratti anche tirata, alcune parti a mio parere si potevano tranquillamente evitare.
Altra cosa che ho notato è che la protagonista ragiona un po troppo come un adulta per i miei gusti, anche nel modo di parlare si alternano parole da "bambina" a frasi da donna adulta.
Da ricordare la situazione famigliare, ovvero prima fonte di disagio: genitori separati e il conflittuale rapporto vissuto tra le persone a lei più care ne definiscono una psicologia che King coglie bene, una bambina spaventata ma abituata alle difficoltà e conscia di una realtà fatta di molteplici sfaccettature, il più delle volte per nulla rassicuranti.
Restano dubbi su alcuni momenti davvero improbabili con l'autore avviluppato dal fiabesco a ideare snodi in attrito con la drammaticità richiesta. Come sempre però King ci fa vedere il mondo con gli occhi di un bambino, quindi non sapremo mai se è realtà o finzione ciò che vede Trisha.
Finale a mio parere deludente e troppo affrettato, ma non è una novità vista la tendenza dell'autore notoriamente a disagio nelle chiusure anche quando in forma smagliante.
Voto:

-Clare




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