Recensione ed intervista: Wabi sabi: La bellezza delle cose imperfette

Titolo: Wabi sabi: La bellezza delle cose imperfette
Autore: Valentina Pangallo
Genere: Romanzo
Pagine: 203
Uscita: 25 novembre 2020
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Frase:
«Il fatto è che ti guardano, ma non ti vedono»
Trama: Nella ridente città di Edo del periodo Tokugawa, Ryuu vive nell'hanamachi del piacere, in una okiya, e si prostituisce per vivere. Il suo aspetto bellissimo nasconde un'anima tormentata e frammentata di emozioni negative che lo rendono apatico e apparentemente incurante di tutto. Ryuu sopporta in stoico silenzio gli abusi verbali della sua okaasan e il disprezzo delle sue compagne, nonché gli epiteti dei clienti. Ma tutto cambia quando le attenzioni del suo cliente principale diventano morbose, annichilendolo e portandolo all'esasperazione e, soprattutto, quando una bambina traumatizzata e un samurai disonorato entrano nella sua vita. Chi è, poi, questo rónin? E cosa vuole da lui? È, davvero, solo curioso? Costretto a scegliere tra la vita che conosce e una dolorosa rinascita, Ryuu rischia di lasciarsi affogare nei rimpianti e nella solitudine, sebbene ci sia una mano grande e calda pronta ad afferrarlo. Riuscirà, un uomo così imperfetto, a trovare la pace?

Wabi Sabi - la bellezza delle cose imperfette è un libro assolutamente da leggere, è un libro che ti rapisce. Questo perché ha la capacità, nel racconto, di costruire qualcosa dentro al cuore e di rimanerci per sempre. Un romanzo diverso che tratta di una storia d'amore e di sofferenza sullo sfondo di una cultura a noi lontana da noi sia nel tempo ma anche nella comprensione, la città giapponese Edo, durante il periodo Tokugawa, ovveroquando la famiglia Tokugawa detenne attraverso il massimo potere nel paese. Ryuu è un personaggio dal grande orgoglio e con la capacità di andare avanti, oltre le cicatrici e i fallimenti che gli ha riservato la vita. Si era convinto di non avere altro da offrire o meritare , di non avere possibilità di rinascita, fino alla comparsa del suo Kazu-San che gli ha ricordato che tutti hanno ferite, corpi ed anime spezzate e che c’è Bellezza anche nella cose imperfette. La consiglio a chiunque voglia addentrarsi in un mondo e una cultura diversa dalla nostra. VOTO:

Intervista DOMANDE SCRITTRICE: Valentina Pangiallo Buongiorno, queste sono le domande che le vorremmo sottoporre da aggiungere alla sua recensione, che è in fase di elaborazione, chiediamo un'po' di pazienza. 1) Rompiamo gli indugi, ci vuole parlare di lei, quali sono le sue passioni, come si descriverebbe? Buongiorno! Mi chiamo Valentina e amo descrivermi come una mamma in preda a una crisi di nervi e una scrittrice della domenica, perché credo siano le parole che più mi rappresentano. Amo leggere, oltre che scrivere, e ho la fortuna di fare un lavoro che mi piace: sono commessa in una cartolibreria, immersa tra le cose più belle al mondo. 2) Dove e quando è nata la sua passione per la scrittura, su che genere si impronta la sua scrittura?
Scrivo da che ho memoria, ho iniziato con brevi "what if" della mia vita, riscrivevo episodi o discussioni nel modo in cui avrei voluto fossero andati. La mia prima, vera storia è stata uno struggente dramma amoroso tra un'umana e un vampiro. Ancora rido. Nonostante ormai il mio stile si sia evoluto, però, tendo sempre a mettere almeno una storia d'amore nei miei libri, meglio se non convenzionale e ricca di ostacoli. Nel 99% dei casi, però, sono per il lieto fine
3) Da dove trae ispirazione per i suoi libri, dalla vita reale o da un mondo astratto?
Potenzialmente tutto mi ispira: un bel film o libro, unq canzone, una situazione accaduta intorno a me. Solitamente, però, le idee migliori mi vengono in quel momento tra il sonno e la veglia di un attimo prima di addormentarsi.
4) Predilige una scrittura improntata su un canone specifico oppure adatta lo stile alla trama del testo?
Solitamente preferisco avere uno stile unico per tutte le mie storie, anche se tendo ad adattare il registro linguistico in base al pubblico di riferimento.
5) Cosa consiglierebbe ad un autore emergente oppure ad una persona intenzionata a scrivere? Ne vale la pena?
Vale sempre la pena di scrivere, ma il mio consiglio è sempre quello di farlo per se stessi. Accontentare tutti è impossibile, tentando di farlo si ottengono solo frustrazione e delusione; meglio scrivere per sé, raccontare quello che piace, lasciare che sua il lettore ad abituarsi a noi e non viceversa. Così, almeno, saremo fedeli a noi stessi. D'altronde dobbiamo essere noi i nostri primi fan.
6) A quale dei suoi scritti è più legata, se sì, a quale, vorrebbe raccontarci qualche aneddoto?
La storia a cui voglio più bene è anche quella che mi fa più dislerare, ovvero la mia trilogia fantasy, Energia Rossa. È in continua scrittura e riscrittura da 5 anni, ormai, e sono lontana dal traguardo, ma è un'opera che mi torna in testa continuamente, i personaggi sono un po' come dei figli e nonostante le difficoltà non voglio perdere la speranza di portarla a termine. L'aneddoto più divertente su ER è che ha già un discreto numero di fan, grazie alla piattaforma su cui l'avevo pubblicata. Sono piena di fan art e altre dimostrazioni d'affetto. Questo è il regalo più bello che ho. 7) Per terminare, un dulcis in fundo, vuole raccontare qualcosa di particolare ai nostri lettori ed ai suoi futuri lettori, si spera, riguardo al libro che abbiamo recensito? Wabi sabi è stata una storia difficile da scrivere, perché ha fatto male a ogni pagina. Il protagonista è un'anima sofferente e triste, mi è costato molto entrare nel suo mood, comprenderlo e accoglierlo, ma vorrei che al lettore arrivasse il vero messaggio tra le righe: la rinascita. Spero che chi vorrà approcciarsi a questa lettura possa accompagnare Ryuu nel suo viaggio, gioire con lui e per lui e, chissà, magari anche riflettere al pensiero che i nostri nemici peggiori, spesso, siamo noi stessi. La ringraziamo per avere risposto alle nostre domande. A presto il team @wanderersinbooks
-CLARE




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